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Se qualche anno fa mi avessero detto che avrebbero fatto un remake del Mondo dei Robot (1973), che sarebbe stato una serie televisiva e che sarebbe stata un’ottima serie… Be’…
Non ci avrei creduto.
La pioggia di orrendi sequel, remake e reboot che Hollywood continua a sfornare a raffica, non faceva sperare nulla di buono… E invece mi sbagliavo.
Ancora una volta, le serie tv sono riuscite in qualcosa che avrebbe dovuto, “per diritto”, essere la specialità di Hollywood.

Il Mondo dei Robot del 1973 è uno dei classici fondamentali della fantascienza.
Tratto da un romanzo di Michael Crichton, fu un enorme successo di pubblico e critica, e stiamo parlando di un film che ispirò, tra gli altri, perfino James Cameron, quando creò il suo Terminator il quale, tanto per raccontarne una, altro non è che un plagio del personaggio interpretato da Yul Brynner nell’originale del ’73.

Quarant’anni dopo Il Mondo dei Robot, mentre a Hollywood imperversa la moda dei remake che fanno rimpiangere gli originali, arriva in televisione questo nuovo Westworld, prodotto dalla HBO e udite, udite…
Non si possono fare paragoni, naturalmente, perché la trama è molto diversa… Eppure per certi versi, si potrebbe perfino dire che è meglio dell’originale.
E, giustamente, Westworld diventa una delle serie di maggior successo del 2016, arrivando a battere perfino lo share realizzato, all’epoca, dalla prima stagione del Trono di Spade (sempre HBO).

Westworld è un parco giochi gigante e decisamente per adulti, a tema western. E’ gigante perché per esplorarlo tutto ci vogliono giorni a cavallo, e per adulti perché gran parte delle attrazioni, in realtà, sono violentissime o sessuali.
Il pezzo forte del parco sono infatti i replicanti, delle macchine assolutamente perfette, simili in tutto e per tutto a persone reali, alle quali i turisti possono fare dunque qualunque cosa, tra cui soprattutto sparare (siamo nel vecchio West, no?). Poi, ovviamente, gran parte del turismo verso Westworld è soprattutto di natura sessuale, visto che le replicanti femmine sono bellissime e sempre disponibilissime. Da questo antefatto in poi, la trama segue l’originale di Crichton solo in minima parte, per lasciarsi invece andare verso i temi tanto cari a Philip Dick, ovvero: cosa prova un androide dentro di sé, quando arriva a un tale livello di complessità interiore da diventare più umano di un vero umano?
E fin qui non ci sarebbe nemmeno nulla di tanto innovativo, se non fosse che la pioggia di idee nella trama di questo Westworld e la passione per i personaggi con cui tali idee vengono narrate, lascia senza fiato. Non solo Westworld riesce a dire allo spettatore qualcosa di nuovo sul tema dei replicanti, ma lo fa attraverso personaggi di una umanità inaudita a dir poco, e con cui non empatizzare è praticamente impossibile.
Westworld è dunque estremamente coinvolgente, toccante, ricca di sentimenti e riesce a raccontarli tutti alla perfezione, inquadrandoli in un contesto filosofico/fantascientifico che non scricchiola (quasi) mai. Okay. Qualche piccolo dettaglio ogni tanto non resiste a qualche ragionamento in più sulla logica della trama, ma stiamo parlando di piccole cose.
Non voglio anticiparvi nulla, ma dopo i misteri delle prime puntate la prima stagione di Westworld ha un finale fantastico, che ripaga in pieno tutto il tempo passato a guardare tutta la stagione.

In Westworld recitano due mostri sacri di Hollywood: Ed Harris e Anthony Hopkins, entrambi perfettamente a loro agio in ruoli tutto sommato classici per le loro carriere. Anche per questo, forse, le vere star di Westworld sono in realtà i suoi tre più giovani protagonisti, prima fra tutti Evan Rachel Wood, attrice di grandissima umanità e dal viso angelico, in grado di mettere lo spettatore terribilmente a disagio alla sola idea di cosa potrebbe aspettarla dentro quel maledetto parco, dal momento che è una replicante. Oppure Thandie Newton, veterana di Hollywood che in questa serie, probabilmente, dà la sua migliore performance di sempre. E infine Jimmi Simpson (House of Cards), attore il cui nome non vi dirà nulla, ma riconoscerete appena apparirà sullo schermo e che stavolta lascia finalmente davvero il segno, perché il suo ruolo è davvero importante e lui, come sempre, lo regge più che bene.

Westworld è una serie televisiva decisamente fuori dal comune, molto cupa e violenta e soprattutto di fantascienza “classica”, consigliata quindi principalmente agli amanti di Philip Dick e del Matrix dei fratelli (ora sorelle) Wachowski.

voto_4

Autore

  • Wallace Lee

    Wallace Lee è uno scrittore ed editorialista di cultura per vari siti e riviste. E' noto principalmente come l'autore di Rambo Year One, romanzo-prequel non ufficiale del primo film. Pur essendo solo un ebook gratuito per motivi di copyright, Rambo Year One è arrivato in finale a due premi letterari ed è stato elogiato da personaggi del calibro di Lindsay Johns, noto giornalista inglese di cultura per la BBC.

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