Un magnate dell’edilizia (Ben Kingsley) malato terminale si affida ad una misteriosa società per far trasferire la propria coscienza in un corpo più “giovane” (quello di Ryan Reynolds), ingannando la morte e godendo di una seconda possibilità. Ma dopo il gaudio iniziale, è tormentato da dolorose visioni di una vita “altrui” e scopre scomode verità sul suo nuovo corpo e sulla società a cui si è affidato. La regia del film è affidata a Tarsem Singh, pluripremiato autore di videoclip nonché regista di alcuni film noti per la loro messinscena barocca e sfarzosa, al limite del kitsch (The Cell, The Fall, Immortals, Biancaneve), ma trailer e locandina si dimenticano di comunicarcelo. Non è un caso. Stavolta Tarsem fa un passo indietro e si limita ad uno stile piano, finanche anonimo, da consumato mestierante che ha fatto sua la lezione del cinema americano “di genere” anni ’80 senza farlo troppo pesare al pubblico. Non è un male: per quanto il film abbassi le sue ambizioni a livello di b-movie a cui non si chiede troppa logica (e dove i buchi di sceneggiatura non si contano) questa sorta di bizzarro mix tra Operazione Diabolica, Face-Off, Vanilla Sky e Limitless (per citare i riferimenti più ovvi) è gioiosamente anacronistico, e fila spedito verso la meta (lieto fine incluso) senza impicci o riflessioni “alte” a zavorrarne la riuscita. Un simpatico e onesto passatempo, nulla più, nulla meno. (ap)
SELF/LESS
(Regia: Tarsem Singh, 2015, con Ryan Reynolds, Ben Kingsley, Natalie Martinez, Matthew Goode)
