Le prove di una compagnia di ballo che degenerano per un’involontaria assunzione di droga si offrono come spaccato dell’attuale società parigina: da cui la scritta sarcastica che quello che state vedendo è un film fieramente francese. Grazie a trovate simili, presenti in tutti i suoi film, Gaspar Noé vanta molti più fan di un Lee Chang-dong, facendosi forte di un cinema esclusivamente epidermico: tanto che il titolo Climax indica sia il crescendo della narrazione (da discorsi scemi a incubo) sia quello dello stato emotivo dello spettatore, che è rabbia o sgomento, similmente a quanto già sperimentato in quei tediosi deliri virtuosistici che sono Irreversible e Enter The Void. Del resto, il regista stesso ammise che l’unico scopo di Love era di farlo indurire ai suoi spettatori (che gran burlone!). Giunto a questo Climax, Noé si riconferma l’autore postmoderno per antonomasia: dalla forma che porta alle estreme conseguenze il bagno sensoriale teorizzato da Laurent Jullier all’incipit con i suoi film preferiti in bella mostra (da Possession a La mamain et la putain), invitando lo spettatore cinefilo a cogliere i riferimenti all’interno del (suo) testo. Infatti il film a cui Climax viene maggiormente associato è Suspiria (la danza, l’uso della fotografia), ma se Von Trier si è costruito una fama vampirizzando Dreyer e Tarkovskij, Noè si dimostra un cinefilo molto più raffinato, svelando finalmente che il suo modello di riferimento è il dimenticato regista trash Renato Polselli: sia perché dell’horror ha declinato esclusivamente la dimensione delirante con dialoghi imbarazzanti unendolo a un erotismo da educande, sia per la fotografia che imita grossolanamente Argento e Bava (come faceva Polselli in Riti, Magie Nere e Segrete Orge), ricordandosi perfino della mdp sottosopra di quel gioiellino camp che è Il mostro dell’opera (da cui anche l’idea del ballo “minacciato”), fino alla ricattatoria sottotrama del bambino chiuso nello sgabuzzino, che certamente verrà da uno dei suoi primi misconosciuti e tremendi melodrammi. Aggiungete a ciò un immaginario da sottocultura discotecara dei nostri tempi (la blanda nostalgia degli anni 90, le scritte simpatiche e i dialoghi sul sesso anale), un po’ di citazioni che allietano l’utente medio di tumblr, lo sguardo fascistoide scambiato per… (fate voi: nichilista? ambiguo? provocatorio?), e la pornografia è servita. Semplicemente, il peggior film degli ultimi cinque anni. (dv)
CLIMAX
(Regia: Gaspar Noé, 2018, con Sofia Boutella, Romain Guillermic, Souheila Yacoub, Kiddy Smile)
